Logo Agenzia Regionale Sanitaria Logo Regione Marche

Centro regionale di documentazione e analisi per l'infanzia, l'adolescenza e i giovani
Personalizza Maggiori informazioni informazioni

[1] Versione per ipovedenti
Dimensione testo

Forum sui servizi per la prima infanzia: 0–3 anni nelle Marche

Sono presenti: Valter Chiani, dirigente ai servizi educativi del comune di Pesaro e referente della L. 285/97 per l'ambito di Pesaro; Elisabetta Galeazzi, coordinatrice del servizio alla prima infanzia dell'Assessorato ai servizi sociali educativi - Unità operativa asili nido del comune di Ancona; Adriana Migliori, assistente sociale del comune di Ascoli Piceno, che si occupa in particolare del settore dei minori; Gianluca Puliti, funzionario del servizio scuola, asili nido del comune di Macerata.

Coordina il forum di discussione Stefano Ricci, sociologo, consulente del Centro regionale di documentazione e analisi per l'infanzia, l'adolescenza e i giovani della Regione Marche.

STEFANO RICCI: In questo forum centrato sui "servizi educativi per la fascia di età 0-3 anni" vorrei porvi una serie di questioni che emergono dalla ricerca e che vi rilancio, chiedendo il vostro parere.

La prima questione è la "distribuzione" di questi servizi sul territorio regionale, con una differenza tra nidi d'infanzia e servizi integrativi, che sono meno diffusi dei nidi e concentrati principalmente nella provincia di Pesaro (anche se rispetto al periodo di rilevazione della ricerca penso si possa dire che anche altre province si stiano allineando). È indiscutibile che nella distribuzione dei nidi d'infanzia la variabile provinciale è importante: ci saranno certamente questioni storiche, di tradizione, d'impostazione, forse anche di concezione stessa del servizio nido d'infanzia e dei servizi integrativi per l'età 0-3 anni di supporto alla famiglia. Sarebbe utile capire, dal vostro punto di vista, che tipo di analisi si può fare, cioè sul perché nella vostra zona c'è una diffusione ampia o scarsa di questo servizio.

Un'altra questione è la ribadita centralità del Comune come ente titolare rispetto all'intervento per questa fascia di età (anche se con forme di gestione diversificate) e il suo rapporto con il territorio, soprattutto quando, visti i costi di gestione dei nidi di infanzia, ci sono comuni piccoli che non hanno le risorse per gestire un nido.

Un terzo argomento comprende l'analisi delle caratteristiche dei nidi infanzia: la capacità media di circa 30 posti, il fatto che un terzo degli asili nido presenti nel territorio marchigiano ha meno di 10 anni oltre a realtà locali con un'esperienza radicata, l'estrema variabilità della tipologia dei nidi sul territorio regionale che, forse, non ha aiutato a creare una cultura diffusa sui servizi destinati a questa fascia d'età.

Un ulteriore aspetto che secondo me va affrontato è quello della flessibilità. L'asilo nido è un servizio abbastanza strutturato che però, nel corso degli anni, ha dovuto rispondere a bisogni diversificati da parte dei destinatari e, forse più, delle loro famiglie; ad esempio circa un asilo nido su tre rimane aperto anche nella giornata del sabato, ed è un segnale che indica una flessibilità crescente, ma nel rapporto tra gestione pubblica e gestione privata la flessibilità nell'apertura giornaliera diventa molto più ampia negli asili privati, forse ovviamente; un altro esempio è che o ancora se è vero che le strutture pubbliche raccolgono il 90% degli iscritti, le strutture private con il 10% dei presenti hanno anche il 17% delle disponibilità e questo è un altro fattore di flessibilità; il rischio della contrapposizione tra pubblico e privato sul piano della flessibilità implica il ragionare sulle conseguenze... Per ovviare alla contrapposizione mi chiedo se esiste o possa esistere un sistema di servizi per la fascia di età 0-3 anni, integrato con servizi a sostegno della genitorialità, oppure vanno previsti servizi distinti, non collegati, per garantire una vasta offerta di opportunità diversificata?

VALTER CHIANI: Credo che a noi venga chiesto di partire dalla nostra situazione, per cercare poi di sviluppare un'opinione, una valutazione più ampia, quindi vuol dire resistere un po' alla tentazione di parlare dei servizi di Pesaro perché penso che non sia questo il problema, ma non posso non partire da ciò che conosco meglio.

Nel territorio in cui lavoro c'è una presenza storica dei nidi molto forte, sostanzialmente legata alla città di Pesaro, con una cintura industriale in espansione economica e con una popolazione che sta crescendo velocemente, con carenza di alcuni servizi, anche per l'infanzia.

In questo contesto è interessante il fatto che il comune di Pesaro, nel 1999 iniziando i progetti in attuazione alla L. 285/97, abbia fatto la scelta di puntare molto sull'innovazione e abbia aperto nella zona industriale di Montecchio un mininido. Molte e forti erano le perplessità da parte degli amministratori sul fatto che un servizio senza pranzo, che chiude alle 12.30 potesse soddisfare i cittadini. Facendo poco tempo fa il punto sull'esperienza dopo 3 anni di apertura, gli stessi amministratori, si sono ricreduti vedendo che questo servizio è richiesto, anzi c'è lista d'attesa, ed è apprezzato per sé stesso, non semplicemente come un ripiego alla mancanza del nido. Chi lo utilizza è in genere una famiglia in cui qualcuno è a casa, in genere è una donna, che può anche lavorare part time e a cui può andare molto bene l'uscita alle 12,30, piuttosto che la costrizione ad aspettare, come per i nidi classici, l'una e mezza o le due per potersi riprendere il figlio/a. Questo è un esempio della difficoltà, in questo campo, a leggere e rappresentare il bisogno e a prevedere il modo in cui le famiglie possono reagire a quanto viene loro proposto.

Vorrei fare poi un'altra notazione rispetto al tema della centralità della titolarità del comune.

Io credo che proprio perché non vi è ancora una cultura diffusa dei servizi per l'infanzia, per molte famiglie la titolarità del servizio da parte del comune è un fattore importante per dare al servizio affidabilità e di fiducia, specialmente verso interventi diversi dal nido. Non molti genitori sanno la differenza precisa tra un centro giochi per bambini e famiglie e un nido... almeno all'inizio, ed hanno bisogno di poter avere un soggetto che garantisca sulla bontà della iniziativa; poi ha minore importanza chi ne è il gestore concreto.

ELISABETTA GALEAZZI: Nel trattare questi argomenti farò riferimento alla mia esperienza nei servizi alla prima infanzia del Comune di Ancona.

Anche nel nostro territorio la maggior parte dei nidi - 7 su 12 - è comunale e questo mi sembra naturale dato che sono stati proprio gli enti comunali a far nascere i primi servizi per l'infanzia dopo l'approvazione della L. 1044/71 e, per quanto riguarda le Marche, della L.R. 23/73.

Questi servizi erano stati pensati principalmente per offrire assistenza alla famiglia, per favorire l'ingresso della donna al lavoro e la socializzazione dei bambini. Ci è voluto del tempo affinché si cogliesse anche all'esterno l'importanza rivestita dall'aspetto educativo. Di certo, lo sviluppo di tale aspetto si è avuto anche grazie a studi e ricerche sull'infanzia che tenevano conto delle esperienze dei bambini nei nidi.

La crescita di questi servizi non è stata costante nel tempo perché ogni realtà locale, a mio avviso, si è organizzata tenendo conto da un lato della disponibilità delle risorse fissata dalle leggi finanziarie nazionali, nelle quali spesso si operavano tagli al sociale, dall'altro delle richieste delle famiglie, che inizialmente li vedevano con un po' di diffidenza. Per questo forse non è potuta crescere in modo diffuso una cultura dell'infanzia.

La legge 285 del 1997 ha risvegliato l'interesse e l'attenzione verso il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, provocando, per quanto riguarda l'età 0-3 anni, il diffondersi dei servizi integrativi, già esistenti da tempo in alcune realtà e creati per dare risposte alle esigenze delle famiglie, la cui tipologia si era modificata nel frattempo.

Ad esempio, nel nostro territorio gli "spazi gioco" per bambini dai 18 ai 36 mesi sono nati in primo luogo come risposta alla lunga lista di attesa dei nidi.

Anche oggi molti genitori, al momento di fare domanda per i nidi, temendo di non essere accolti, "ripiegano" sui servizi integrativi, che finiscono per rappresentare un luogo di attesa per l'accesso ai nidi stessi. Poi però, nel frequentare quei centri, essi si rendono conto che vanno bene non solo per la loro organizzazione familiare, ma soprattutto come esperienza da far fare al proprio figlio/figlia, così decidono di rimanere.

È vero comunque che sono più richiesti gli spazi gioco in orario mattutino, forse perché più somiglianti ad un nido "breve". Vediamo infatti che nello spazio gioco pomeridiano che abbiamo attivato nel 2000 vi è una variabilità di richieste e un maggiore turn over delle frequenze, probabilmente perché questo orario risponde a tipologie di bisogni meno collegati all'orario di lavoro dei genitori, ma piuttosto alla necessità di far giocare il proprio figlio/figlia con coetanei, aiutando nel contempo il genitore ad avviare una prima significativa separazione in attesa di ingresso alla materna, oppure per alleggerire altri familiari - penso ai nonni - che si occupano del bambino.

Che rapporto c'è tra il servizio "consolidato" del nido e quelli integrativi? In passato si pensava che il servizio tradizionale - pur avendo aperto la strada alla percezione da parte dei genitori dell'importanza di un intervento educativo precoce - non cogliesse pienamente le esigenze sempre più diversificate delle famiglie di essere affiancate nei loro compiti, per cui erano necessarie nuove tipologie di servizio. Pur tuttavia la mia esperienza mostra una sempre maggiore richiesta di nidi. Nonostante questi abbiano scarsa flessibilità nella propria organizzazione, rappresentano evidentemente una garanzia per il genitore, forse perché hanno orari più lunghi, il che significa maggior aiuto nell'organizzazione familiare e lavorativa, oppure perché i genitori si sentono più sostenuti dagli educatori nei loro compiti. È come se si volesse tornare a questa "madre sicura" che dà un supporto solido. È possibile allora pensare che, invece, coloro che scelgono i servizi integrativi, con orari più corti e flessibili, siano padri e madri più pronti ad affrontare con minore ansia il proprio compito di genitori?

La titolarità dei comuni per questi servizi sicuramente dà sicurezza a chi ne usufruisce.

Anche ad Ancona abbiamo nidi gestiti da cooperative sociali convenzionate, ma la tendenza è quella di applicare una stessa linea di organizzazione gestionale e di modello pedagogico, così che è quasi nulla la differenza tra le due gestioni.

Oggi le nuove normative nazionali e regionali prevedono la partecipazione di privati e attori sociali diversi nella costruzione di iniziative a favore della prima infanzia. Se questo può favorire la creatività e il fiorire di servizi che possono essere di aiuto e sostegno alle famiglie con bambini piccoli, bisogna tuttavia fare attenzione, a mio avviso, non solo ai bisogni dei genitori (penso ai nidi aziendali e o a i nidi aperti di notte, o tutto il giorno), ma anche ai tempi ed ai modi in cui si offre la cura al bambino, rispettando la sua individualità e i suoi tempi di crescita e favorendo il legame relazionale con il papà e la mamma.

In effetti, anche se, come dicevo, il nido si è ormai affermato come luogo privilegiato di cura - intesa in senso ampio (ludico, educativo, didattico, affettivo/relazionale) - pure non vorrei che, vista la grande richiesta di questi servizi, probabilmente dovuta ai bisogni espressi dalle variegate nuove tipologie familiari, si ritornasse a concepire il servizio nido come "assistenziale".

GIANLUCA PULITI: Trovo comodo seguire le fila del ragionamento della collega, partendo dalla mia esperienza nel Comune di Macerata. Ciò mi consente di mettere a fuoco la duplice funzione dell'asilo nido, diviso com'è tra la parte educativa e quella, per così dire, di assistenza e cura dei bambini. Queste due funzioni sono sempre state a rischio di contrapposizione. Da parte mia ho sempre cercato di affermare come preminente la funzione educativa, collegando ad essa lo svolgimento di compiti di assistenza, ma vi sono ragioni di vita lavorativa che le coppie di oggi devono affrontare che certamente, in qualche modo, devono trovare risposta. La richiesta di tipo assistenziale è così forte che, talvolta, vengono salutati con favore, come fosse una grande conquista, esperienze ed esperimenti che vedono l'asilo nido aperto magari 24 ore al giorno In realtà, così facendo, espropriamo il nido della funzione educativa e didattica, che è il suo aspetto principale e precipuo. Vedere, per esempio, asili nido in esercizio per 15 ore al giorno, o affollati da un numero di bambini molto elevato - così come emerge dalla ricerca sui nidi d'infanzia ed i servizi educativi 0-3 anni - rappresenta proprio la contraddizione della essenza del nido che, ripeto, a mio avviso risiede nella funzione educativa.

Se vogliamo garantire un servizio che accolga tanti bambini per molte ore al giorno, facciamo un'altra cosa rispetto all'attività che deve caratterizzare l'asilo nido. Questo mi porta a dire che, dal punto di vista metodologico, la ricerca ha un approccio quantitativo più che di qualità. Si preoccupa di vedere come sono distribuiti i nidi, quali sono le fasce di utenza, però non entra nel merito del tipo di servizio che diamo agli utenti, che tipo di risposte siamo in grado di dare.

Sempre rispetto alla ricerca, emerge anche un'altra questione: vi è una incoerenza nei dati che si riferiscono ai nidi privati. Osservo che alla domanda: "se gli asili privati hanno un'autorizzazione specifica al funzionamento", su 31 interrogati 30 rispondono di sì. Quando poi invece confrontiamo questo dato con l'altra domanda: "se gli asili privati accedono ai finanziamenti" vediamo che solo 5 di questi beneficiano di finanziamenti regionali, mentre in 23 non hanno accesso ai finanziamenti. Per questi ultimi la spiegazione può essere che essi non hanno l'autorizzazione regionale, o - cosa meno plausibile - che l'hanno ma non fanno parte della rete dei servizi all'infanzia del Comune di appartenenza. Nell'uno e nell'altro caso noto una contraddizione tra i due dati.

Il nido privato il più delle volte svolge una funzione complementare rispetto alla struttura pubblica. In questo senso non bisogna creare contrapposizione tra pubblico e privato. La struttura privata il più delle volte non può essere catalogata secondo i criteri di funzionamento del nido pubblico, che punta, come detto, ad un forte impegno educativo.

Le amministrazioni che si fanno carico delle richieste di assistenza e cura delle famiglie devono sapere che offrire un servizio di questo genere, più votato al dato assistenziale, è un servizio diverso da quello che definiamo - che le norme definiscono - di asilo nido.

Ritornando alle domande della ricerca, vorrei osservare qualcosa sulla questione della distribuzione dei servizi nel territorio regionale.

Una chiave di lettura può essere la grande differenza del numero di comuni che ci sono tra la provincia di Ancona e le altre province. La provincia di Ancona, infatti, ha meno comuni e questi hanno dimensioni maggiori rispetto alle amministrazioni comunali (più numerose sia in senso assoluto che relativo) delle altre tre province. Questo aiuta a spiegare la diversa concentrazione di strutture che si trova nelle quattro province marchigiane.

Più i comuni sono grandi, più è facile che possano avere servizi di questo genere che, per definizione, sono "in perdita" e che quindi hanno bisogno di risorse economiche forti.

I servizi integrativi, invece, se non teniamo conto dell'eccezione rappresentata dalla provincia di Pesaro (che ha una sua storia e una tradizione radicata di attenzione a questo settore), sono distribuiti in maniera proporzionata tra le tre province rimanenti.

Sarebbe interessante sapere come sono concentrati a livello di amministrazioni comunali questi 18 servizi integrativi, ma comunque dai dati si vede che il rapporto è un servizio integrativo per 7-8 nidi.

Questo mi permettere di dare una risposta alla domanda che ci faceva Stefano Ricci, ovvero, se c'è un sistema dei nidi. Secondo me non c'è un sistema dei nidi comunali, anche se se ne sente la necessità. Troppo spesso l'aspetto educativo viene perso a favore della necessità che l'utenza pone in termini assistenziali, che si trasforma principalmente in una richiesta di trovare una collocazione ai figli perché i genitori lavorano entrambi e sono impegnati 10-12 ore fuori casa. In queste situazioni il rischio della delega è forte e non è inconsueto che un figlio passi più tempo al nido, piuttosto che in famiglia e pare che ciò sia inevitabile.

STEFANO RICCI: In questo contesto la responsabilità educativa e la funzione di socializzazione del nido verso il bambino è ancora maggiore e cresce proporzionalmente al rischio di una delega che deresponsabilizza la famiglia. È chiaro che se si accetta la logica della delega fin dalla prima infanzia si innesca un meccanismo che, a cascata, rischia di avere conseguenze pesanti sullo sviluppo successivo del minore.

GIANLUCA PULITI: A me pare che anche le anticipazioni che si sentono sulla riforma scolastica già tengano conto di questa cosa. Se si intende anticipare l'ingresso a scuola a 2 anni e mezzo, piuttosto che a 3 anni, significa che questo è anche un modo di utilizzare le strutture della scuola materna, sicuramente più numerose ed articolate dei nidi comunali, per soddisfare, con costi più ridotti, certe necessità familiari.

Sul dato della ricerca che riguarda le liste d'attesa colgo un difetto nella rilevazione. Se, infatti, la rilevazione viene fatta il 30 di settembre, si scopre che i posti non sono tutti coperti. C'è una ragione, che non è la carenza della domanda.

La ragione vera è che gli inserimenti nel nido avvengono con progressività. Se il 1° settembre ci sono 20 bambini da ammettere in un asilo nido, e se ne ammettono 1-2 o anche 3 la settimana, risulta evidente che la rilevazione al 30 settembre registra solo quelli che già sono entrati nel nido e non anche quelli che sono in attesa di inserimento e che saranno inseriti in momenti successivi.

La riprova è la contraddizione tra il dato che registra lunghe liste di attesa e l'altro dato secondo cui vi sono dei posti non ancora coperti. Se la rilevazione fosse stata fatta il 30 di ottobre anziché il 30 settembre avremmo visto una situazione più aderente alla realtà, con posti coperti e liste di attesa lunghe.

STEFANO RICCI: Questo indicherebbe la necessità di un investimento ulteriore? Non mi sembra perché la diffusione complessiva dei servizi per la prima infanzia nelle Marche copre il 12% della domanda potenziale e questo è un valore alto rispetto ad altre regioni italiane. Probabilmente c'è un problema di squilibri territoriali da colmare all'interno della regione Marche; ma anche questo impegno richiederebbe un ulteriore aumento dei costi d'investimento e di gestione.

GIANLUCA PULITI: Sull'aumento dei costi di gestione io una distinzione la farei. Aumentare la ricettività dei nidi sicuramente costa di più in termini di spese di gestione. Per aumentare la capacità ricettiva forse non è necessario fare nuovi investimenti per ampliare le strutture esistenti. La nostra legge regionale, quella della Regione Marche, infatti, è molto restrittiva e un po' troppo vincolante. Alcune unità in più le potremmo inserire anche oggi, nelle strutture così come sono attualmente, senza turbare gli equilibri e le necessità di un servizio così delicato. Basta avere parametri più ragionevoli ed elastici e forse ci accorgiamo che 5-10% in più di domande le possiamo assorbire. Naturalmente, se occorre costruire nuove strutture occorrono forti investimenti e qui la faccenda diventa molto complicata. Se invece si possono utilizzare - con tutti gli accorgimenti del caso - le strutture esistenti, ritengo che l'aumento dei costi di gestione che ne deriverebbe sarebbe ragionevole e sopportabile.

ADRIANA MIGLIORI: Dopo tutti questi interventi specifici di colleghi che si occupano direttamente di servizi rivolti ai minori dai zero ai tre anni, vorrei brevemente accennare alla proposta di legge regionale che è in discussione (1).

In questa proposta di legge si individuano e definiscono varie tipologie di servizi per l'infanzia: dai nidi ai centri gioco ecc. Secondo me si potrebbe correre il rischio che la famiglia venga portata a delegare il proprio ruolo educativo a tutti questi servizi pur riconoscendo il valido supporto fornito. Dalla mia esperienza specifica di assistente sociale, spesso a contatto con famiglie multiproblematiche, con presenza di bambini in difficoltà, colgo la tendenza a relegare-delegare all'esterno i compiti specifici da sempre della famiglia. Purtroppo capita anche di vedere situazioni familiari ove i genitori per problemi di orari lavorativi o spesso per più lavori tendono ad usufruire delle strutture e dei servizi, quasi sempre privati perché garantiscono una copertura oraria giornaliera più ampia, come fossero "parcheggi" per bambini.

Per quanto riguarda la distribuzione dei vari nidi, per quello che è l'ambito territoriale di Ascoli Piceno, abbiamo una realtà territoriale fatta di piccoli comuni, anche distanti, dove questa esigenza di servizi probabilmente esiste ma ancora si riesce a fare affidamento sulle figure della rete parentale che per chi vive in città non è più facile ritrovare. Ci i sono nonni, gli zii che riescono in qualche modo ad aiutare la famiglia e che quindi non chiede i servizi.

È anche vero che, secondo me, è una questione di cultura; si sentono spesso le persone che dicono: il nido è una struttura, un servizio per chi lavora, quindi non gli si riconosce l'aspetto educativo-socializzante. Il bambino lo si porta direttamente alla scuola materna a partire dai tre anni.

Questo aspetto "culturale" dei nidi è un discorso che si può anche collegare al numero esiguo dei bambini stranieri che li frequentano. Dai dati emersi dalle tabelle che abbiamo esaminato del rapporto di ricerca, si rileva la bassa percentuale di bambini stranieri che frequenta i nidi, nonostante la presenza straniera nel territorio nazionale e regionale sia in aumento. Anche i genitori stranieri sostengono che i bambini nella prima infanzia, poiché piccoli, debbono essere accuditi dalla mamma; ritengono invece importante l'inserimento a partire dalla scuola materna. Il nostro servizio sociale segue diversi casi di famiglie straniere con figli piccoli con i quali cerchiamo sempre di far passare il messaggio e lo stimolo alla socializzazione e all'integrazione dei bambini ed anche dei genitori già a partire dal nido.

Vorrei brevemente accennare anche ad un altro aspetto che ho notato leggendo la ricerca, ovvero il basso numero di bambini disabili. Sarebbe da fare un discorso ampio e specifico ma vorrei solo soffermarmi sulla formazione specifica delle educatrici che spesso non sono preparate in maniera particolare per i bambini con problemi. E questo è spesso il punto di vista delle famiglie di tali bambini.

Rispetto al fatto che sia il Comune l'ente titolare e l'ente gestore prevalente va rilevato come la centralità del comune da sicuramente alle persone più sicurezza, anche perché quello dei controlli secondo me è un discorso che si deve affrontare proprio a livello di legge regionale. Del controllo si parla molto poco; si può dire che in merito alla vigilanza dei servizi, di tutti i servizi che verranno creati, non c'è una vigilanza vera e propria. Non si fa questo tipo di vigilanza, sia per quanto riguarda il personale, sia per quanto riguarda la struttura, quello che offre, l'aspetto educativo, ecc.

Io sono per la creazione di varie strutture e servizi, grazie anche al finanziamento della legge L. 285/97 con i cui fondi sono stati aperti molti servizi integrativi. Ad esempio anche nel nostro comune abbiamo aperto un centro gioco rivolto a bambini da due a sei anni accompagnati da un adulto, all'inizio ci fu molto entusiasmo e partecipazione attiva da parte di tutti, cittadini genitori educatori, poi per una serie di circostanze, il centro ha chiuso. Adesso ne abbiamo aperto un altro creato con fondi propri comunali e ubicato in un'altra zona. Questo esempio per evidenziare il fatto che con i fondi regionali e statali sono state create sul territorio regionale tante strutture che poi con il tempo, considerati i costi di gestione abbastanza elevati, rischiano di non riuscire ad andare avanti se non c'è più il finanziamento esterno e se le singole amministrazioni non hanno previsto nel proprio bilancio tali somme. Quindi si rischia che se non c'è una reale esigenza territoriale e soprattutto sensibilità amministrativa, si creano servizi e strutture solo per utilizzare dei fondi e risorse economiche esterne, attivando servizi che nascono come funghi ma che, poco dopo, scompaiono a scapito dei fruitori.

Dalla ricerca in oggetto si evince anche come ci sia un forte incremento di nidi privati e ciò probabilmente per una serie di motivi: nei nidi "classici" comunali vengono considerate meno le esigenze familiari e più quelle dei dipendenti con un rigido contratto da rispettare, ciò soprattutto sul fronte dell'orario di apertura dei nidi comunali, decisamente meno flessibili di quelli privati e spesso meno rispondenti alle esigenze. Nel nostro territorio ci sono alcuni nidi privati che hanno un orario di apertura molto ampio e varie possibilità di utilizzo che va incontro alle esigenze di molte famiglie.

Tornando al discorso iniziale della centralità del comune è bene che anche questi aspetti sopra accennati rientrino in una sorta di "controllo" e vigilanza da parte degli enti preposti, che sia il comune o altro; controlli in merito al personale impiegato che deve essere qualificato e garantire un aspetto educativo valido e professionalmente preparato. Adesso chi controlla questo aspetto nelle strutture priviate, siano essi i nidi, i baby parking o altro?

STEFANO RICCI: Per il secondo giro suggerisco di seguire le suggestioni che avete avuto ascoltando i colleghi... per ribattere, per approfondire...

Però mi sento di ribadire due temi che sono ricorsi spesso negli interventi.

Premetto e ricordo che la ricerca nazionale del Centro di Firenze è necessariamente quantitativa, visto che aveva una funzione "censuaria", ma anche un'indagine quantitativa di questo tipo pone tutta una serie di questioni di tipo qualitativo, che stanno emergendo nel confronto.

Ripropongo la questione del rapporto tra titolarità e gestione del servizio per la prima infanzia e garanzie per i bambini e le famiglie. Al di là di titolarità e gestione al comune rimane quella che Valter Chiani chiamava la "funzione di garanzia" che va letta, secondo me, da due punti di vista, come garanzia metodologica e come garanzia del controllo (come ricordava adesso Adriana Migliori); quali sono gli elementi che caratterizzano la situazione locale e regionale su questo tema?

L'altra questione riguarda il rapporto tra gli orientamenti delle politiche per la prima infanzia a livello regionale e la territorialità con l'ottica complessiva dei piani di zona; provocatoriamente si può chiedere "cosa c'entra l'asilo nido, i servizi integrativi al nido con il piano di zona? che spazio hanno, che spazio possono trovare i servizi di cui stiamo parlando nella programmazione sociale territoriale?" È ancora, in altri termini, la domanda sulla dimensione di sistema dei servizi sociali, che contempla nidi di infanzia e interventi integrativi in una logica complessiva anche perché è necessario garantire opportunità simili a tutti i bambini delle Marche.

ADRIANA MIGLIORI: Non solo occorre garantire le stesse opportunità, per esempio al bambino che vive ad Arquata, un paese in provincia di Ascoli Piceno, zona di montagna e al bambino che abita ad Ascoli Piceno, ma occorre garantire anche le stesse opportunità e certezze al bambino che frequenta le strutture pubbliche e a quelli che frequentano servizi privati.

VALTER CHIANI: Io penso che vi sia un dato che, dal mio punto di vista, non ho visto sottolineato sufficientemente e che è costante in tutti questi anni: se si prende il numero delle domande di richiesta di nidi e se anche si sommano tutti quelli che hanno ottenuto il posto con quelli rimasti in lista di attesa si arriva circa al 30% della popolazione 0-3 anni. Vuol dire che il 70% delle famiglie che hanno bambini 0-3 anni, non chiede il nido, o un altro servizio. Anche una indagine dell'osservatorio sulla condizione dell'infanzia e della famiglia costituito nell'ambito di Pesaro su un campione rappresentativo della popolazione ha confermato questo fenomeno.

Il 70% circa dei genitori di bambini 0-3 non chiede un servizio ma utilizza la rete parentale ed è soddisfatto di questa soluzione. Io mi convinco sempre di più che per l'ente pubblico il punto fondamentale è che va curata la qualità della vita dell'infanzia, di tutta l'infanzia. Si può allargare l'offerta di servizi ma non si può colmare una non-domanda del 70% della popolazione. Ma questo vuol dire solo che il nostro problema diventa come si garantiscono le stesse opportunità di crescita a tutti i bambini, cioè alla stragrande maggioranza dei bambini che non vanno al nido, non ci sono mai andati e non ci andranno.

Anche il tema del "sistema dei servizi per l'infanzia" forse va posto in altri termini ovvero di "sistema delle azioni per la qualità dell'infanzia", azioni tra le quali ci sono anche i servizi. In qualche modo la cultura professionale dei nostri nidi si pone rispetto alla famiglia in termini ancora non molto positivi.

In fin dei conti i nostri nidi si presentano spesso come i custodi del sapere sul bambino e le educatrici come le "sacerdotesse" del vero sapere sull'infanzia. La famiglia allora è spesso posta in termini di inadeguatezza: perché una famiglia adeguata è una famiglia che sa fare per il bambino almeno quanto il buon servizio in cui lo porta. Questo è un problema di cultura professionale. Quello che oggi le famiglie non sono più disposte a sopportare sono servizi che regolano il proprio linguaggio, i propri orari, prevalentemente sui propri bisogni interni, magari elaborati con le migliori intenzioni, anche nel nome del bambino.

Forse un certo privato può essere percepito, come un ambito meno giudicante, che permette di rapportarsi più alla pari.

Altro punto: nell'ottica delle azioni per la qualità della vita dell'infanzia, bisogna uscire da uno schema bisogno-risposta perché le strategie delle coppie nell'affrontare la nascita di un figlio si modificano in modo velocissimo: chiunque abbia avuto un figlio sa la differenza che c'è tra come pensava di organizzarsi prima della sua nascita e come si è organizzato, effettivamente, dopo.

Credo che questo ci spinga a ragionare in termini diversi, nel rapporto cittadino/servizi, non come bisogno/risposta, ma come capacità possedute/opportunità offerte.

ELISABETTA GALEAZZI: La richiesta di servizi per la fascia di età 0-3 anni rispecchia, per quella famiglia, un bisogno di aiuto richiesto alle istituzioni sociali rispetto all'essere sostenuti in una situazione nuova che si sta presentando. Se un genitore si sentisse preparato ad affrontare l'evento di una nascita che rimette in gioco l'organizzazione familiare, forse non si affretterebbe a cercare un posto al nido d'infanzia.

VALTER CHIANI: Noi abbiamo di fronte famiglie, coppie anzi, che, esclusi casi di povertà, hanno sempre un po' di scelte possibili su come prendersi cura del figlio.

Il problema è come giocano queste possibilità, ma la strategia con cui se le giocano è una cosa che può cambiare repentinamente anche perché abbiamo un bambino che è percepito come un soggetto con capacità contrattuali, capace di imporre i suoi ritmi.

Di fronte a questa situazione non possiamo proporre un sistema di servizi a scelta secca: o di qua o di là.

La proposta dunque è quella di cambiare ottica e prima di tutto pensare al 70% dei bambini che non va al nido, per capire meglio il 30% che ci va; accettare poi la pluralità di strategie possibili e anche il fatto che la famiglia deve sempre fare molte scelte anche complesse nel giro di pochi mesi e che l'Ente locale, il territorio faticano a offrire un tipo di servizio così flessibile da adattarsi a tutti i mutamenti di scelta. Noi possiamo invece creare una pluralità di opportunità e un sistema di entrata e uscita da queste opportunità che le renda percorribili.

Quello che oggi la famiglia cerca soprattutto è un aiuto a capire, a leggere queste opportunità come opportunità per lei.

C'è una richiesta di aiuto a scegliere che spesso non trova risposta come tale ed è costretta ad esprimersi esclusivamente dentro i predefiniti binari della richiesta di un servizio.

ELISABETTA GALEAZZI: Penso che un sistema di servizi che offra la possibilità alle famiglie di usufruirne in modo flessibile ed in base ai cambiamenti dell'organizzazione interna familiare, provocati anche dalle varie fasi di crescita del bambino, possa nascere dopo che si sia diffusa e consolidata quella che qui chiamiamo cultura dell'infanzia. Dipende dalle scelte politico-amministrative delle Regioni, delle Province, dei Comuni. Cosa va bene perché un bambino abbia sin dalla nascita sufficienti possibilità di avere una buona qualità della vita? Offrire ai genitori per primi la possibilità di avere una buona qualità della vita, creando così dei servizi in appoggio alla funzione genitoriale.

Si possono anche aprire tanti servizi e di tanti tipi, ma è pure necessario pensarli in primo luogo come servizi che abbiano una funzione di appoggio, di sostegno, con uno sguardo attento al bambino ed al tipo di relazione che la famiglia ha creato con lui.

È vero che i nidi di infanzia sono poco flessibili - e comunque dai dati della ricerca su cui ci basiamo oggi non considero negativa l'omogeneità che vedo nell'organizzazione del servizio: 40 settimane di apertura annuale, 10/12 ore di apertura giornaliera - perché per la maggior parte pubblici, con personale educativo comunale, che ha un suo contratto di lavoro da rispettare.

I servizi all'infanzia a gestione privata possono essere più flessibili (principalmente per un tipo di contratto di lavoro diverso a cui è legato il personale), offrire fasce orarie meno rigide, più rispondenti alle necessità delle famiglie, essere anche meno giudicanti nei confronti delle capacità educative dei genitori - ci sono meno "sacerdotesse dell'infanzia" -, ma allora perché, come diceva Stefano Ricci nell'introduzione, le famiglie richiedono maggiormente i servizi all'infanzia pubblici?

Evidentemente il genitore si sente più garantito: l'ente pubblico esercita una funzione di controllo su questi servizi, ha personale che fa formazione, ha maggiori possibilità di un privato di offrire agevolazioni, accoglienza alle famiglie in situazioni di disagio.

E se vogliamo che le "sacerdotesse dell'infanzia" siano un po' meno giudicanti dobbiamo, a mio avviso, ampliare lo scambio tra educatori e genitori, coinvolgendo maggiormente questi ultimi nella "esperienza nido".

VALTER CHIANI: Dell'aspetto che prima ho chiamato "sacerdotale" della cultura professionale del nido va preservata la funzione positiva avuta in questi anni nel far crescere la coscienza che, in effetti, c'è una specificità della condizione della vita del bambino che io, adulto, devo in qualche modo conoscere e con cui devo rapportarmi in modo adeguato e rispettoso.

Nominare allora il comune come garante della qualità della vita dell'infanzia, vuol dire riconoscere che c'è un soggetto, il bambino, che ha una sua logica di crescita che va rispettata.

ELISABETTA GALEAZZI: Bisogna dare atto che le nuove normative - la L. 328/00, la Deliberazione regionale 306/00, la proposta di legge regionale sul 'Sistema integrato dei servizi per l'infanzia e l'adolescenza e di sostegno alla genitorialità (2) - hanno aperto un importante confronto rispetto alla situazione dei servizi sul territorio e ritengo che un maggior controllo delle iniziative private rivolte alla prima infanzia potrà essere attuato dagli enti pubblici, attraverso i meccanismi dell'autorizzazione al funzionamento e dell'accreditamento.

Sono d'accordo con Valter Chiani quando dice che piuttosto che un sistema di servizi occorre costruire un sistema di azioni per l'infanzia, mi chiedo però se siamo pronti su questo perché ancora, come sostenevo sopra, la cultura intorno ai bambini non è così diffusa. Perché?

Forse perché, almeno per ciò che riguarda il mio comune, occorre prima dare risposta a ciò che i genitori chiedono con insistenza: più posti/bambino nei servizi.

Non possiamo non tenere conto, per esempio, che nell'anno 2002, con un'offerta di 411 posti nido, a fine dicembre vi sono ancora 158 famiglie in lista di attesa, su 423 che hanno fatto domanda nel mese di aprile per l'ingresso a settembre.

Tra l'altro, ciò che mi ha colpito è che sono molto aumentate le richieste di nido per bambini della fascia di età 3/14 mesi. Questo fa pensare appunto alla solitudine delle famiglie, al bisogno di avere - tra le variabili di organizzazione che esse possono scegliere - un punto fermo che dà garanzia.

La lista di attesa si è creata anche per i servizi integrativi, che da noi sono abbastanza recenti (sono stati aperti nel 2000) e che come si diceva sopra, il genitore inizia ad apprezzare: non alternativi al nido, ma appunto integrativi.

Se di questi servizi ve ne sono più a titolarità privata è perché è più agile avviarli, anche dal punto di vista economico e perché non sono ancora ben regolamentati per quanto riguarda le caratteristiche della struttura e del rapporto adulto/bambino.

Rispetto all'integrazione tra comuni dello stesso ambito posso pensare a forme di convenzionamento o di associazioni tra comuni, però poi c'è il fattore economico che riguarda anche il tipo di finanziamento che la Regione riconosce.

STEFANO RICCI: La logica complessiva del piano di zona potrebbe evitare o cercare di evitare questo tipo di scompenso economico, visto che la ripartizione dei fondi avviene anche con criteri pro capite rispetto alla popolazione; d'altra parte l'assegnazione non dovrebbe essere fatta al comune, ma all'ambito territoriale che ha la possibilità di far ritornare servizi e opportunità ad ogni comune. È una sfida difficile ma da raccogliere.

GIANLUCA PULITI: Noi abbiamo cercato di capire, come si diceva prima, perché le famiglie facessero domanda per il servizio degli asili nido. Ebbene si è scoperta una cosa abbastanza ovvia... e cioè che la maggior parte delle famiglie vuole andare al nido è perché ha bisogno di sistemare in un posto sicuro e sorvegliato i propri figli. Le scelte consapevoli, una scelta appunto di carattere educativo, sono in pochi a farla. La maggioranza delle famiglie ha il problema di dove tenere i figli e certamente preferisce il nido comunale, la struttura pubblica a quella privata anche per una ragione di costi, perché, almeno nella realtà che conosco io, gli asili privati costano sensibilmente di più, anche se il servizio che danno in termini di flessibilità è un servizio migliore. Diciamo anche che la gente si riversa preferibilmente e decisamente sulla struttura pubblica e al privato ci va solo come forma residuale. Ciò mi fa dire che non mi pare giusto che si instauri un controllo di qualità del Comune su come i privati gestiscono il nido. Insomma, i nidi privati fanno qualcosa che il pubblico non riesce a fare... per mille ragioni, non ultima se vogliamo, per le limitazioni poste dai contratti di lavoro, che esaltano la vocazione educativa dei nidi pubblici.

In più c'è anche una legislazione regionale che costringe i comuni a mantenere una rigidità organizzativa e gestionale.

Se non riusciamo a dare certe risposte, ci vuole qualcuno (il privato) che le dia al posto nostro e non credo che risolviamo il problema controllando la qualità del servizio dei privati e cercando di fargli fare le cose a modo del nido pubblico, col nostro sistema. Semplicemente i privati non sarebbero in grado di sopportarne i costi. Il costo del servizio dell'asilo nido è coperto al massimo per il 35% dai contributi delle famiglie e da quelli regionali. Tutto il resto è a carico della collettività. Un soggetto che impianta un asilo, che si assume i rischi dell'iniziativa, non si può permettere di avere gli standard comunali, perché i conti non potrebbero quadrare, a meno di praticare rette stratosferiche fuori dal mercato.

Il privato dovrà quindi lavorare a modo suo, certamente rispettando tutte le norme igienico-sanitarie del settore. La salvaguardia di elevati standard educativi non sarà la sua priorità, cosicché non potremo chiamarlo asilo nido in senso stretto: avrà un'altra definizione. Però la sua presenza e la sua offerta di servizi è utile e indispensabile. Il problema c'è. Qualche famiglia ha veramente il problema di lasciare i figli a qualcuno per 12/15 ore al giorno, o magari la notte. Se si è in presenza di una donna sola, magari separata, che lavora in un ospedale, in una struttura che ha i turni di notte... come fa? L'iniziativa privata in queste situazioni - e in tutte quelle che non trovano accoglienza nella struttura pubblica - ci dà una mano. Non sono tipologie di servizio che possiamo mettere sullo stesso piano, sono due cose diverse, ma entrambe contribuiscono a risolvere il problema, che altrimenti rimane insoluto.

Su come si possano dare questi servizi in realtà territoriale più ampia, fatta di più comuni con diverse dimensioni io la ricetta non ce l'ho. La strada della convenzione tra comuni non funziona perché rimane l'ostacolo delle distanze. A questo punto che facciamo? Facciamo emigrare i figli da un comune all'altro? Li trasportiamo? Diventa difficile mettere insieme 4 o 5 paesi di 3.000/5.000 abitanti per fare un nido convenzionato. In questi paesi in genere c'è una struttura familiare che comunque tiene e il problema dell'accudire il figlio lo risolvono in ambito familiare.

STEFANO RICCI: Potrebbe essere utile e praticabile incentivare forme di collaborazione familiari sostenute da competenze professionali specifiche, che permettono piccole aggregazioni locali, minimamente collegate tra loro, con una rete di competenze che possono essere, quelle sì, itineranti, con finalità di consulenza e supervisione? Si può provare ad inventare qualcosa di nuovo, a lavorare di fantasia per rispondere ai bisogni dei comuni più piccoli e "remoti"?

GIANLUCA PULITI: Per quanto riguarda i nidi familiari, quelli di Macerata non sono stati censiti dalla ricerca perché più recenti. Da poco sono partite un paio di esperienze, ma dopo molto tribolare... e se questa iniziativa non decolla in una città come Macerata che bene o male ha più di 42.000 abitanti, mi pare che sia velleitario che parta in una dimensione più piccola, dove forse c'è una struttura di rapporti, una rete di relazioni che, in qualche modo, riesce a fare una forma di supplenza in queste situazioni.

ADRIANA MIGLIORI: Per quanto riguarda la titolarità dei servizi zero-tre anni dovrebbe essere pubblica, anche se i servizi vengono poi gestiti da privati, è fondamentale una forte e reale collaborazione al fine di arrivare ad una metodologia e professionalità simili, ciò proprio perché ci rivolgiamo ai bambini.

Secondo me è importante considerare il discorso che sono servizi per i bambini, quindi sia per quel bambino che frequenta il servizio pubblico, che per il bambino che frequenta il servizio privato, hanno le stesse esigenze, gli stessi diritti, quindi magari avere una forma di collaborazione tra tutti questi servizi. D'altra parte è probabile che si conoscono anche tutti, non è che sono servizi sconosciuti a un'amministrazione, è importante il rapporto tra questi vari servizi. Anche la formazione congiunta degli operatori è decisivo, sempre per il discorso di garanzia anche della qualità del servizio che andiamo ad offrire. Il privato potrebbe anche formarsi attraverso corsi di formazione con il pubblico. È da sottolineare anche l'importanza del coinvolgimento delle famiglie, che va sottolineato anche per un discorso di collaborazione con le varie organizzazioni, i vari servizi alternativi che stanno nascendo su tutto il territorio. È auspicabile un coinvolgimento attivo anche rispetto al controllo, sulla struttura, sul personale, sul tipo di servizio che viene offerto. prima parlavamo dei problemi che ci sono adesso ad Ascoli, sull'opportunità degli asili nido, sulle rette... reputo positivo, ad esempio, che si siano formati dei comitati di genitori per la verifica ed il controllo della qualità degli alimenti.

STEFANO RICCI: Nel ringraziarvi vorrei concludere evidenziando un elemento comune emerso dal confronto e relativo al fatto che la risposta ai bisogni della fascia d'età 0-3 anni, dal versante dei servizi, riguarda una domanda circoscritta per cui non può essere "coperta" tutta la popolazione potenziale con un'offerta di servizi rigidi; d'altra parte va garantita una buona qualità della vita a tutta la popolazione di questa età (e alle loro famiglie), che presenta un bisogno circoscritto ma molto variegato, con una molteplicità di esigenze che richiede una molteplicità di opportunità.

In questo contesto avere un servizio pubblico che riesce anche a diversificare la risposta, e un privato che è più agile nell'intervenire, favorisce la realizzazione di quel ventaglio di possibilità che sono necessarie. La varietà delle risposte appare anche come elemento di qualità del sistema e penso che sia un elemento da tener presente per quanto riguarda la elaborazione delle politiche future destinate a garantire i diritti della prima infanzia nella regione Marche.

1 N.B. Il forum si è svolto prima dell'approvazione della L.R. 9/03

2 N.B. successivamente diventata L.R. 9/03

Tavole dei risultati delle elaborazioni dei questionari sui servizi per la prima infanzia

Dati generali sulla prima infanzia (0-2) nelle Marche rispetto al numero di comuni, alla popolazione generale, alla popolazione minorile, ai servizi, per Provincia (anno 2000)

a

b

c

d

e

f

Prov.

N. Comuni

Tot. Popolaz.

Tot. Minori

Tot. 0-2

N. Nidi

N. Integr.

c/b

d/c

d/b

d/a

d/e

d/f

PU

67

342641

53986

8387

34

18

15,76

15,54

2,45

125,2

246,68

465,94

AN

49

442658

67162

10688

45

6

15,17

15,91

2,41

218,1

237,51

1781,33

MC

57

301442

47742

7288

26

3

15,84

15,27

2,42

127,9

280,31

2429,33

AP

73

368728

61537

9412

33

4

16,69

15,29

2,55

128,9

285,21

2353,00

246

1455469

230427

35775

138

31

15,83

15,53

2,46

145,4

259,24

1154,03



Asili nido

Distribuzione per provincia

Frequenza per riga

Ancona

Ascoli Piceno

Macerata

Pesaro Urbino

45

33

26

34

Totale

138



Natura giuridica dell'ente titolare

F. per riga

Privata

Pubblica

31

107

Totale

138



Se ente pubblico, l'Ente titolare è:

F. per riga

Comune

Consorzio comuni

Ipab

N.A. (Non Attinente)

105

1

1

31

Totale

138



Se ente pubblico, la gestione è:

F. per riga

Diretta

In appalto

N.A.

75

32

31

Totale

138



Se in appalto, con:

F. per riga

Altra impresa

Cooperativa

N.A.

4

28

106

Totale

138



Se ente privato, l'Ente titolare è:

F. per riga

Altra impresa

Cooperativa

N.A.

19

12

107

Totale

138



Se ente privato, accede a finanziamenti pubblici?

F. per riga

N.A.

N.R. (Non Risposto)

No

Si

107

3

23

5

Totale

138



Se ente privato, ha un'autorizzazione specifica al funzionamento?

F. per riga

N.A.

No

Si

107

1

30

Totale

138



Il servizio quanti bambini può accogliere contemporaneamente:

F. per riga

Somma di capacità

Media di capacità

Min di capacità

Max di capacità

Conteggio di capacità

4231

30,88

5

99

137

N.R.

1



Anno di prima apertura dell'asilo nido:

F. per riga

1950-1970

1971-1980

1981-1990

1991-2000

N.R.

5

48

36

45

4

Totale

138



L'asilo nido accede anche ai finanziamenti della L. 285/97

F. per riga

No

Si

N.R.

127

8

3

Totale

138



Settimane all'anno di effettiva apertura del servizio ai bambini

F. per riga

Da 15 a 38 settimane

Da 39 a 44 settimane

Da 45 a 48 settimane

Più di 48 settimane

N.R.

8

70

41

16

3

Totale

138



Settimane all'anno di effettiva apertura del servizio ai bambini

Somma di settimane aperte all'anno

Media di settimane aperte all'anno

Min di settimane aperte all'anno

Max di settimane aperte all'anno

5896

43,67

15

52



Quante le ore di apertura giornaliera (dal lunedì al venerdì)

F. per riga

Fino a 9 ore al giorno

Tra 9 e 10 ore al giorno

Tra 10 e 12 ore al giorno

Più di 12 ore al giorno

N.R.

41

36

53

7

1

Totale

138



Quante le ore di apertura giornaliera (dal lunedì al venerdì)

Somma di ore settimanali

Media di ore settimanali

Min di ore settimanali

Max di ore settimanali

1446

10,55

5

60



L'asilo nido è aperto il sabato?

F. per riga

No

Si

93

45

Totale

138



Numero di bambini iscritti al 30 settembre 2000:

Somma di numero iscritti

Media di numero iscritti

Min di numero iscritti

Max di numero iscritti

4000

29,2

0

73



Asili nido per numero di bambini iscritti

al 30 settembre 2000 con meno di 12 mesi:

F. per riga

0

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

12

13

14

15

16

17

18

20

21

22

24

25

26

29

30

34

38

67

N.R.

5

7

6

8

8

10

11

4

13

8

18

11

2

2

3

1

2

1

1

1

1

4

1

1

1

3

1

1

1

2

Totale

138



Numero di bambini stranieri iscritti al 30 settembre 2000:

F. per riga

1

2

3

4

5

6

7

N.R.

Nessuno

27

23

8

5

5

1

4

3

62

Totale

138

Somma di bambini stranieri

176



Numero di bambini con handicap iscritti al 30 settembre 2000:

F. per riga

1

2

3

N.R.

Nessuno

19

3

3

4

109

Totale

138

Somma di bambini con handicap

34



Numero di bambini in lista di attesa al 30 settembre 2000:

Somma di bambini in lista di attesa

Media di bambini in lista di attesa

Max di bambini in lista di attesa

Min di bambini in lista di attesa

2166

20,43

77

0

N.R.

32



Numero di bambini al di sotto dei 12 mesi

in lista di attesa al 30 settembre 2000:

Somma di bambini al di sotto dei 12 mesi in lista di attesa

Media di bambini al di sotto dei 12 mesi in lista di attesa

Max di bambini al di sotto dei 12 mesi in lista di attesa

Min di bambini al di sotto dei 12 mesi in lista di attesa

700

7,527

33

0

N.R.

45



Presenza di lista unica

F. per riga

Totale

16



Servizi educativi integrativi dell'asilo nido

Distribuzione per provincia

F. per riga

Ancona

Ascoli Piceno

Macerata

Pesaro Urbino

6

4

3

18

Totale

31



Tipologia Servizio integrativo

F. per riga

Centro per bambini e genitori

Spazio di accoglienza giornaliera dei bambini in età 18-36 mesi

Servizi presso il domicilio di famiglie con bambini di età inferiore ai 3 anni

12

18

1

Totale

31



Natura giuridica dell'ente titolare

F. per riga

Privato

Pubblico

13

18

Totale

31



Se ente pubblico, l'Ente titolare è:

F. per riga

N.A.

Comune

Ipab

N.R.

Consorzio comuni

13

12

1

4

1

Totale

31



Se ente pubblico, la gestione è:

F. per riga

N.A.

Diretta

N.R.

In appalto

13

7

2

9

Totale

31



Se in appalto, con:

F. per riga

N.A.

N.R.

Cooperativa

Associazione

Altra impresa

20

2

7

1

1

Totale

31



Se ente privato, l'Ente titolare è:

F. per riga

Cooperativa

N.A.

Altra impresa

Associazione

N.R.

5

16

4

4

2

Totale

31



Il servizio accede ai finanziamenti

della L. 285/97?

F. per riga

No

N.R.

11

18

2

Totale

31



Il servizio accede ad altri tipi

di finanziamento pubblico?

F. per riga

N.R.

No

3

18

10

Totale

31



Anno di prima

di apertura del servizio

F. per riga

1980

1988

1990

1995

1996

1997

1998

1999

2000

1

1

1

1

1

4

4

12

5

Totale

30



Parte esclusiva per "Centro per bambini e genitori" e "Spazio di accoglienza giornaliera dei bambini in età 18-36 mesi"

Il servizio svolge la propria attività

in locali riservati esclusivamente ad essa?

F. per riga

No

23

7

Totale

30



Il servizio è collocato in edifici

adibiti anche ad altri servizi?

F. per riga

No

18

12

Totale

30



Se il servizio è collocato in edifici

con altri servizi: quali?

F. per riga

Asilo nido

Scuola Materna

Scuola Elementare

Altro

5

5

3

5

Totale

18



Il servizio quanti bambini può accogliere

contemporaneamente?

F. per riga

8

10

12

15

16

20

23

25

30

40

45

1

2

2

2

2

9

1

2

3

3

1

Totale

28



Dal 1.9.99 al 31.8.00 quanti bambini

sono stati coinvolti nelle attività svolte?

F. per riga

4

6

8

10

12

14

15

17

20

40

50

60

63

65

70

160

600

1

1

1

8

1

1

3

1

1

3

1

1

1

1

1

1

1

Totale

28



Per quante settimane è stato aperto

il servizio dal 1.9.99 al 31.8.00?

F. per riga

13

16

18

20

25

26

28

30

32

40

41

44

46

47

48

50

1

1

1

1

2

2

1

1

2

6

1

1

3

1

1

3

Totale

28



In media per quanti giorni alla settimana

è stato aperto il servizio dal 1.9.99 al 31.8.00?

F. per riga

1

2

3

4

5

6

4

7

2

1

5

9

Totale

28



In media per quante ore al giorno

è stato aperto il servizio dal 1.9.99 al 31.8.00?

F. per riga

3

3,5

4

5

8

10

12

12,3

12

3

2

5

1

1

4

1

Totale

29



Il bambino ha avuto in prevalenza gli stessi educatori?

F. per riga

29

Totale

29



Il bambino è stato prevalentemente coinvolto

in un gruppo stabile di bambini?

F. per riga

N.R.

No

1

24

4

Totale

29



Quanti bambini sono stati

complessivamente coinvolti?

F. per riga

4

6

8

10

12

15

16

17

20

25

30

50

60

63

65

358

600

1

1

1

8

1

3

1

1

1

1

1

1

1

1

1

1

1

Totale

26



Quanti bambini stranieri?

F. per riga

0

1

2

3

5

6

8

20

3

4

8

1

1

1

1

1

Totale

20



Quanti bambini portatori di handicap?

F. per riga

0

1

2

3

5

6

Totale

14



Seconda offerta - Per quante settimane

è stato aperto il servizio dal 1.9.99 al 31.8.00?

F. per riga

12

18

32

46

47

50

1

1

2

1

1

1

Totale

7



In media per quanti giorni alla settimana

è stato aperto il servizio dal 1.9.99 al 31.8.00?

F. per riga

2

3

5

6

1

1

2

3

Totale

7



In media per quante ore al giorno

è stato aperto il servizio dal 1.9.99 al 31.8.00?

F. per riga

3

4

5

5,3

12

2

1

2

1

1

Totale

7



Il bambino ha avuto in prevalenza

gli stessi educatori?

F. per riga

7

Totale

7



Il bambino è stato prevalentemente

coinvolto in un gruppo stabile di bambini?

F. per riga

7

Totale

7



Quanti bambini sono stati

complessivamente coinvolti?

F. per riga

4

10

15

40

480

1

1

1

2

1

Totale

6



Quanti bambini stranieri?

F. per riga

Totale

0



Quanti bambini portatori di handicap?

F. per riga

Totale

0



Aggiornato al 01/01/2004